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Memorie e traumi: che la natura faccia il suo corso?  [cached]
Ambrogio Pennati
Brainfactor , 2011,
Abstract: A tutt’oggi si assiste ad una improvvida e pericolosa patologizzazione (medica e psicoterapeutica) dei ricordi di origine traumatica, perché a tutti piace ( e in molti casi torna utile) pensare che rivivere il trauma faccia in qualche modo male (senza che nessuno lo abbia mai dimostrato sino in fondo). Ci siamo dimenticati di porci una semplice domanda. Come mai, dopo centomila anni circa di esistenza dell’Homo sapiens, l’evoluzione non ha estinto la possibilità di rivivere eventi come guerre, epidemie, eruzioni vulcaniche, aggressioni, e così via?
MUS.IL un'importante collaborazione che apre il CILEA a nuovi servizi ed esperienze
Pier Paolo Poggio
Bollettino del CILEA , 2005, DOI: 10.1472/bc.v96ifebbraio.1171
Abstract: L inizio del 2005 ha visto l inaugurazione e la messa in linea di MUS.IL, il sito web del Museo dell Industria e del Lavoro Eugenio Battisti (Brescia), cui il CILEA ha collaborato in modo costruttivo a fianco della Fondazione Luigi Micheletti e di altri partner. MUS.IL è un progetto significativo che si chiude positivamente sia per il servizio che viene offerto alla comunità bresciana, ma non solo, sia per l esperienza e il know-how maturato, sia, infine, per il prodotto software realizzato che si inserisce a pieno titolo tra le più significative soluzioni offerte dal mercato nel settore della gestione e fruizione dei beni culturali e museali. Sfruttando pienamente le potenzialità dello strumento informatico, il progetto consente, ad un utenza differenziata, di acquisire a livello divulgativo, ma anche scientifico, fondamentali elementi dello specifico percorso italiano sulla via dell industrializzazione e modernizzazione.
Il bambino e la scienza. Come comunicare e in che modo con il bambino  [cached]
Claudia Montalbetti
Bollettino del CILEA , 1998, DOI: 10.1472/bc.v62iaprile.941
Abstract: Il 2 aprile si è tenuta presso la sala consigliare del comune di Basiglio la prima sessione di un convegno teso ad analizzare come e con chi comunica il bambino alle soglie del terzo millennio.Il CILEA è stato invitato a partecipare per illustrare come è possibile utilizzare il mezzo Internet sia per comunicare con il bambino che per far comunicare il bambino, cercando di fugare i pregiudizi su questo nuovo mezzo di comunicazione alimentati anche dalla stampa nazionale.
Noi siamo quello che ricordiamo - Le frazze di Crucoli: il teatro, il rito, il riscatto sociale  [cached]
Tonia Mingrone
Antropologia e Teatro : Rivista di Studi , 2012, DOI: 10.6092/issn.2039-2281/2534
Abstract: - IT Questo lavoro nasce da una ricerca di campo sulle frazze, termine dialettale che indica le farse di Carnevale che si rappresentavano fino a cinquant’anni fa in molti paesi calabresi, tra cui il mio, Crucoli, in provincia di Crotone. Lo scopo di questo lavoro non è fare un resoconto esaustivo di tutto ciò che accadeva a Crucoli durante la celebrazione del Carnevale, impresa assai difficile dal momento che non ci sono documenti scritti e quindi bisogna affidarsi ai racconti orali delle persone intervistate, spesso non fedeli alla realtà, perché modificati dal tempo e dalla memoria. L’approccio con cui ho intrapreso questa ricerca è sicuramente legato all’aspetto teatrale e performativo dell’evento, senza trascurarne la rilevanza antropologica. Il materiale raccolto è frutto di interviste e colloqui con la gente del posto unito ad un grande lavoro di ricerca bibliografica di autori che avevano trattato di questo argomento in relazione ai loro paesi di origine. Lo scopo è quello di delineare l’organizzazione e lo svolgimento delle frazze, cercando di ricostruire la sua durata e le ripercussioni sulla comunità, nonché dimostrare ancora una volta come il teatro, messo a disposizione di alcuni eventi, diventi un mezzo forte di liberazione e di contestazione. - FR Cet article prend sa naissance par une recherche sur champ concernant les frazze, terme dialectal qui dénote les farces du Carnaval mises en scène jusqu'à il y a cinquante ans dans plusieurs villages en Calabria, entre eux le mien, Crucoli, dans la province de Crotone. La raison de ce travail n'est pas d'accomplir un compte rendu exhaustif de tout ce qui avait lieu à Crucoli pendant la célébration du Carnaval, l'exploit étant très difficile, du moment qu'aucun document écrit a été parvenu et par conséquence il est nécessaire de se remettre aux contes des témoins interviewés, souvent pas fidèles au réel, parce-que détournés par les temps et la mémoire. L'approche par lequel j'ai entrepris cette recherche est sans doute lié au c té théatral et performatif de l'événement, sans négliger son importance du point de vue anthropologique. Le matériel ressemblé est résultat des interviews et des conversations avec les autochtones, enrichi par une large recherche bibliographique d'oeuvres et auteurs concernants ce sujet dans le milieu de leur pays d'origine. Le but consiste à tracer l'organisation et le déroulement des frazze, en essayant de reconstruire leur durée et ses répercussions sur la communauté, ainsi que démontrer comment le théatre, en se disposant dans certaines événements, dévient un puissant ou
Emanuele Liaci, Il gatto che si mordeva la coda  [cached]
Lucia Pascale
Slavica Bruxellensia : Revue Polyphonique de Littérature, Culture et Histoire Slaves , 2012,
Abstract: Il gatto che si mordeva la coda (Le Chat qui se mordait la queue) est le premier livre du poloniste et professeur Emanuele Liaci (1976). Sur un arrière-fond autobiographique, ce roman à la première personne fait interagir Ferdy Durke, Gingio pour les intimes, une figure inspirée du roman de Witold Gombrowicz, avec Mattia Pascal, un célèbre personnage de la littérature italienne né sous la plume de Luigi Pirandello. L’histoire commence à Rome, le héros-narrateur doit entamer son premier jour d...
Il mito della precarietà: quando la precarietà è un valore che decostruisce l’immaginario della precarietà
Antonio Casillo
m@gm@ , 2011,
Abstract: Oggi la ricerca del posto “fisso” sembra essere il sogno irraggiungibile di molti giovani precari e la “flessibilità”, una parola d’ordine con cui si aspirava a riformare il mondo del lavoro e che tanto in voga sembrava essere negli anni ’90, è diventata sinonimo di incertezza, precarietà, se non addirittura sfruttamento. Ma c’era chi proprio nel lavoro che oggi definiremo precario, vedeva l’unica possibilità per restare libero dalle leggi di mercato e dai potenti poteri editoriali Newyorkesi. In questo articolo proviamo a gettare uno sguardo al mito letterario con cui, il rifiutare un posto fisso, significava rivendicare la propria libertà, un mito romantico certo, e sicuramente distante dalla realtà, ma che ha affascinato un’intera generazione di scrittori, poeti, musicisti. Da Jack London, passando attraverso la San Francisco Renaissance e la Beat Generation, fino ad arrivare al fenomeno della così detta generazione Hippy, il sogno americano sembrava essere quello di una frontiera mobile in cui, la strada, sembrava non avere mai fine.
Le variazioni d'inclinazione e la sismicità che hanno preceduto il forte terremoto del Friuli del 6 Maggio 1976  [cached]
P. F. Biagi,P. Caloi,M. Migani,M. C. Spadea
Annals of Geophysics , 1976, DOI: 10.4401/ag-4797
Abstract: In questa prima parte del lavoro, che ci proponiamo di dedicare alla disastrosa crisi sismica che ha colpito il Friuli nel 1970, ci limitiamo a delineare le caratteristiche presismiche, che hanno preceduto la forte scossa del 0 Maggio 1970. Nelle premesse, vengono richiamati gli studi su fenomeni presismici, iniziati in Italia già negli anni Cinquanta.
Il museo che non c’è. Note sulla dispersione del patrimonio in Gran Bretagna  [cached]
Caroline Patey
Altre Modernità , 2011,
Abstract: Indifferente alla loro recente moltiplicazione come al sodalizio che vi si celebra con l’architettura di grido, un fantasma si aggira per i musei. Sordo al nome di Jean Nouvel (Reina Sofia, Louvre) quanto a quelli di Herzog & De Meuron (Tate Modern), impermeabile ai fasti del British Museum (Norman Foster) come ai restauri della Tate Britain (James Stirling), disinteressato alle fortune del ‘nuovo’ Victoria and Albert Museum e malinconico come si addice alla sua natura, il fantasma invita a interrogare tanta luccicante spettacolarità e forse a non dimenticare che, per quanto custode di memoria e guardiano di culture, il museo è anche il luogo dove vengono consumate, direttamente o meno, amnesie e damnatio memoriae e in nome del quale continuano a perpetrarsi non poche violazioni e disseminazioni.
Translating Memories Into Words. The Speckled People and Il cane che abbaiava alle onde  [cached]
Elisa Armellino
Studi Irlandesi : a Journal of Irish Studies , 2011,
Abstract: This article focuses on the memoir The Speckled People, by the Irish-German novelist Hugo Hamilton, and its Italian translation (Il cane che abbaiava alle onde) by Isabella Zani, in order to investigate how the state of verb tense and aspect in an original and its translation may influence time representation and perception. It also deals with the translation of cultural elements and with the translator's difficult task of bridging cultural differences. The instances of my investigation are made the harder to deal with by the fact that the character's language-game is played as an indicator of identity and as such it rests on the edge of untranslatability. This status does not only regard translation but influences the act of reading
The Dogana courtyard in Palazzo Vecchio, the detail that enlightens the rule Il cortile della Dogana in Palazzo Vecchio, il dettaglio che illumina la regola  [cached]
Maria Teresa Bartoli
DISEGNARECON , 2012,
Abstract: The apparent irregularity in the trapezium of the Dogana courtyard in Palazzo Vecchio hides an uncommon precise geometrical rule. Such a rule requires the knowledge of the triangle which the trapezium belongs to. The search of that triangle throws new light on the length measures of the elder Arnolfo Palace. A design method based on geometrical theorems becomes evident, in which plan length measures are achieved through first and second degree equations. The plan offers directions to the three-dimensional palace development and to the surrounding urban design. The presence of the same triangle in the coeval Santa Maria Novella square gives evidence both for similarity in design of these two Florentine Republic plans and for relevance of new science knowledge in Gothic architecture. L'apparente irregolarità del Cortile della Dogana di Palazzo Vecchio nasconde una regola geometrico-matematica precisa e non banale. Questa regola richiede che sia noto il triangolo cui appartiene il trapezio. La ricerca del triangolo dà una nuova evidenza alle misure del primo nucleo del palazzo, l'edificio di Arnolfo. Si svela un metodo di progetto basato su teoremi geometrici, in cui la definizione delle lunghezze planimetriche è data dalla soluzione di equazioni di primo e secondo grado. La pianta offre poi indicazioni sia altimetriche che di disegno urbano. La presenza dello stesso triangolo nella coeva piazza di Santa Maria Novella è prova sia della contiguità di progettazione di questi eventi urbani sia della rilevanza del metodo geometrico messo in luce.
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