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Autori ed editori a Firenze nella seconda metà del sedicesimo secolo: il ‘caso’ Marescotti

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Dai documenti qui pubblicati apprendiamo che uno dei maggiori editori-stampatori attivi a Firenze alla fine del sedicesimo secolo, Giorgio Marescotti, si faceva sempre pagare dagli autori, senza eccezione. Il fenomeno non è sconosciuto ma la sua categoricità e la sua estensione implicano la presenza di un sistema, funzionante e condiviso da tutti i soggetti, in cui l’editore non aveva quel ruolo di promotore culturale che invece con troppa facilità gli storici attribuiscono a chiunque abbia nel passato sottoscritto un prodotto editoriale.Questi documenti ci permettono poi di criticare l′uso, sempre improprio avanti la nascita dell′editoria moderna, di categorie quali linea o politica editoriale, logica di mercato, editore commerciale o minore . Come risulta dalla presente ricerca Marescotti e i suoi colleghi non rischiavano se non per (pochi) generi di smercio sicuro perchè non erano in grado di capire il potenziale di un libro, né di immaginarne il pubblico; ed è un errore cercare – e peggio ancora trovare - una logica culturale nei loro Annali. Speculare, infine, la posizione degli autori, che non solo pagavano senza prospettive di guadagno, ma non potevano né disporre a piacere delle copie del loro libro né controllare la trasformazione del loro testo senza maggiori aggravi.

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